Le banche centrali non hanno ancora smesso di porre in atto contromisure per l'inflazione, considerando che il picco dei tassi di interesse deve ancora essere raggiunto nella maggior parte delle economie, ma lo stop arriverà nel 2023.
Dopo aver trascorso il 2022 aumentando al massimo i costi di indebitamento, toccando il record degli ultimi quattro decenni, per contenere le crescenti pressioni sui prezzi che hanno contribuito ad alimentare e poi non sono state previste, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell e il presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde sono tra i responsabili politici internazionali pronti a inasprire ulteriormente le loro politiche nei primi mesi di quest'anno.
Delle altre 21 giurisdizioni monitorate da Bloomberg, 10 dovrebbero alzare i tassi, nove tagliarli e due mantenerli.
Questa combinazione fa stimare a Bloomberg Economics che il suo indicatore di tasso globale raggiungerà il picco del 6% nel terzo trimestre prima di terminare il 2023 al 5,8%. Sarebbe il livello più alto dal 2001, rispetto al 5,2% di inizio anno.
Ma indica anche divergenze tra le banche centrali, dopo che praticamente tutte hanno alzato i tassi nel 2022, anche se con le notevoli eccezioni di Giappone e Cina. Quest'ultimo dovrebbe ridurre anche quest'anno gli oneri finanziari, insieme a Canada, Russia e Brasile.
Mutui, perché si può richiedere il rimborso degli interessi:
Gli italiani possono richiedere la restituzione di una parte degli interessi versati sulle rate di mutuo dal 2015 al 2022. Lo afferma Federcontribuenti, spiegando che la Corte d'Appello di Milano ha bocciato la cosiddetta clausola floor che in determinati casi svincola il tasso di interesse dall'Euribor.
"La Corte - spiega Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti - ha stabilito che la clausola è vessatoria. Pertanto, il cliente che richiedeva il mutuo doveva averla sottoscritta e firmata per approvarla in maniera esplicita. Se il contratto di mutuo non lo prevedeva, allora il cliente può chiedere un rimborso".
Nella maggior parte dei casi, secondo quanto riferisce Fedecontribuenti, "le banche nei contratti di mutuo applicano un tasso di interesse che è dato dallo spread che applicano e dall'Euribor, ovvero il tasso di riferimento che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie tra le principali banche europee. A partire dal 2011, le politiche espansive adottate dalla BCE hanno causato una progressiva diminuzione dell'Euribor. Dal 2015 fino a circa metà del 2022 il valore del tasso Euribor è sceso addirittura sotto lo zero. Nell'arco di questo anni, i tassi dei contratti di mutuo sono calati a loro volta, le banche tuttavia avrebbero addirittura dovuto sottrarre l'Euribor dallo spread. Per tutelare i propri interessi, hanno invece fatto ricorso alle clausole floor, stabilendo che la componente dell'Euribor non potesse mai scendere al di sotto dello zero".
Con la sentenza delle scorse settimane, Corte d'Appello di Milano ha tuttavia corretto quello che definisce "uno squilibrio giuridico e normativo" che consente "ad una sola parte (la Banca) di trarre pieno beneficio dalle variazioni a sé favorevoli dell'indice e di limitare il pregiudizio derivante dalle variazioni a sé sfavorevoli".
"La clausola floor - spiega l'avvocato Fabio Gabrieli, consulente Federcontribuenti - qualora non sia stata oggetto di specifica trattativa con il consumatore, deve considerarsi vessatoria: malgrado la buona fede, determina per il consumatore uno squilibrio significativo dei diritti e obblighi discendenti dal contratto, consentendo alla sola banca di limitare il pregiudizio derivante dalle variazioni del tasso Euribor a sé sfavorevoli. Il consumatore non gode invece di un beneficio analogo quando il tasso aumenta oltre una certa soglia".
"È un'ottima opportunità per i consumatori italiani - aggiunge Paccagnella -, soprattutto in un momento, come quello che stiamo affrontando, in cui le famiglie si trovano in estrema difficoltà, a causa degli aumenti vertiginosi delle bollette e del carrello della spesa".
Novità per quanto riguarda i mutui nel maxi emendamento alla manovra. In considerazione dell’aumento dei tassi di interesse e della volontà di molti di passare da un contratto a tasso variabile ad uno a tasso fisso, il Ministero dell’Economia ha deciso di ripristinare una vecchia norma che facilita le cose. Ecco quale.
Secondo quanto annunciato dal Ministro dell’Economia Giorgetti, è stata ripristinata la norma del 2012 che semplifica le cose per chi vuole passare da un mutuo a tasso variabile ad un mutuo a tasso fisso. Si tratta della legge 106/2011, in particolare dell’articolo 8 comma 6, che permette il passaggio da mutuo a tasso variabile a mutuo a tasso fisso, per acquisto o ristrutturazione, senza spese e con un tasso fisso vantaggioso, non superiore a quello ottenuto in base al minore tra l’Irs a dieci anni e l’Irs applicato alla durata residua del mutuo. Anche lo spread era pari a quello del corrispondente tasso variabile, comparativamente pià vantaggioso rispetto al tasso fisso.
La norma del 2012 inoltre prevedeva quattro requisiti:
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